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Psicologia dello Sport: Self Determination Theory di Deci e Ryan

Self Determination Theory di Deci e Ryan“Basta, troppa fatica!”, “Perché doveri fare questa cosa?”, “Non ce la faccio più!”, “Ho già vinto tutto, quindi…”, “Ma chi me lo fa fare!”

Probabilmente la motivazione di chi pronuncia queste frasi si è ridotta.
Cos’è la motivazione?

La motivazione è l’insieme di quei processi che ci fanno iniziare, perseguire e mantenere qualunque attività. È il motore che ci spinge ad agire verso un obiettivo e ciò che attiva la motivazione è un bisogno, uno squilibrio interiore. Già A. Maslow, nel 1954, identificò una “piramide” di bisogni suddividendoli in bisogni primari (fisiologici: mangiare, bere, dormire), in bisogni di appartenenza, sicurezza e autostima e in bisogni di crescita e sviluppo di sé (autorealizzazione).

In seguito, lo studio sulla motivazione ha portato gli studiosi ad identificare due meccanismi: la motivazione intrinseca (quando la motivazione a compiere una determinata azione deriva da bisogni autonomi (auto-determinati), e la motivazione estrinseca (quando le azioni sono associate a rinforzi esterni: ottenimento di vantaggi, riconoscimenti economici, evitamento di conseguenze spiacevoli, …).

Seguendo il filone di interesse della motivazione intrinseca, due autori  E.L. Deci e R.M. Ryan (2000)  hanno elaborato la Self Determination Theory – teoria dell’auto-determinazione – che approfondisce lo studio della motivazione partendo dall’idea che gli esseri umani hanno un’inclinazione naturale alla libera scelta di agire, di essere attivi e di essere orientati alla crescita, al miglioramento e al proprio sviluppo. L’uomo quindi tenderebbe ad impegnarsi in attività che considera interessanti, a tenere vive le proprie capacità e a cercare l’integrazione e la relazione in gruppi sociali.

Questi aspetti sono stati riconosciuti da Deci e Ryan come tre bisogni psicologici, innati e universali:

  • Il bisogno di competenza:  ovvero l’interesse, la curiosità, l’esplorazione per l’utilizzo di oggetti e la conoscenza dell’ambiente, per lo svolgimento di attività pratiche/manuali e per l’applicazione delle abilità apprese.
  • Il bisogno di relazionalità: riguarda le esperienze di rapporti sociali e di relazioni profonde, intime e positive basate sulla reciprocità, sull’appartenenza e sull’accettazione di sè da parte dell’altro.
  • Il bisogno di autonomia: riguarda il senso dell’agire con un senso di scelta, di volontà propria, di auto-determinazione; è la tendenza all’auto-organizzazione implicando l’assenza  di costrizioni esterne e l’idea di essere promotore delle proprie scelte e azioni.

Secondo la Self Determination Theory di Deci e Ryan il benessere personale è strettamente connesso all’andamento migliorativo dell’organismo, che diventa possibile se la persona si trova in ambiente accogliente, disponibile e supportivo, dove le risorse e le potenzialità interiori possano esprimersi consentendo alla persona di trarre il meglio da sé e allo stesso tempo poter soddisfare i bisogni psicologici di base. Questo implica, al contrario, che un ambiente eccessivamente controllante o troppo frustrante o protettivo non consenta l’espressione e il soddisfacimento della persona.

Come fanno quindi gli atleti a divertirsi, essere soddisfatti e appagati nonostante ansie, rischi, stress, fatiche, sudore?

Posso rispondere con un: vedi sopra!

L’ambiente sportivo racchiude le variabili di gioco e divertimento, di agonismo, di soddisfazione, di socialità, ma anche di impegno, organizzazione, determinazione. Lo sport sembra essere un luogo privilegiato dove i bisogni di competenza, relazionalità ed autonomia possono trovare soddisfazione!

Le aspirazioni, i desideri e i motivi profondi dell’atleta sostengono lo sviluppo integrale della persona, che, nel ricercare il proprio benessere nel raggiungimento di una situazione, di un obiettivo, di un nuovo status, mette in atto comportamenti e azioni, tanto più coerenti e impegnative tanto più viene attribuito un valore a sé e all’obiettivo.

Questo significa che quando desideriamo una cosa, le attribuiamo sentimenti, emozioni e valori, che possono rinforzare la scelta di andare avanti per il suo raggiungimento, oppure ridurre la spinta all’azione.

La Self Determination Theory di Deci e Ryan suggerisce come la  motivazione intrinseca venga favorita e sostenuta da quelle attività che consentono all’atleta di poter esercitare la propria autonomia, di introdurre elementi di novità e creatività offrendo l’opportunità di una maggior espressione di sé, mentre venga compromessa dall’eccessivo controllo e/o valutazione esclusivamente della performance.

Nel contesto sportivo diventa importante porsi adeguati obiettivi da raggiungere dove l’auto-determinazione possa trovare piena espressione nelle attività e che rappresentino una sfida ottimale per sé in base alle proprie competenze, desideri e motivazioni.

Un ruolo significativo è quello dello Sport Coach che accompagna l’atleta, nel riconoscere le proprie motivazioni più profonde, per favorire la sua auto-determinazione nel realizzare un piano d’azione che da una parte guidi al raggiungimento degli obiettivi e dall’altro sia positivamente coinvolgente tanto da permettere il superamento di eventuali difficoltà o sconfitte vissute non come ostacoli, ma come possibilità di miglioramento.

Quando concretizziamo la Self Determination Theory?
L’espressione più significativa della Self Determination Theory di Deci e Ryan si riconosce nel Flow, l’“esperienza di flusso”, “lo stato di grazia”: un’esperienza caratterizzata da un’alta concentrazione, dal coinvolgimento completo di tutta la persona, da un forte senso d’autoefficacia, dalla manifestazione delle potenzialità e dalla percezione di totale benessere!

 

 


 

 

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