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Psicologia dello Sport: Ipnosi e attività sportiva

Psicologia dello Sport - ipnosi e attività sportivaIpnosi e Sport?
Facciamo un po’ di chiarezza.

Non so voi, ma quando io penso all’ipnosi, ho sempre in mente scene cinematografiche di gente che cade in trance dopo aver guardato “con attenzione” ciondoli pendolanti o volontari dal pubblico di abili maghi che fanno e dicono cose perdendone poi completamente memoria.

Questa immagine dell’ipnosi purtroppo induce spesso a pensare che “magicamente” alcuni degli aspetti della nostra vita siano facilmente gestibili e modificabili. Molti atleti mi chiedono di migliorare la loro performance sportiva grazie all’utilizzo dell’ipnosi, nella speranza di uscire da quella seduta “diversi”. Colgo l’occasione, quindi, per spiegare in maniera sintetica, cosa sia questa tecnica e come davvero possa essere utilizzata nello sport, una sorta di scheda conoscitiva che permetta a chi desidera sperimentare l’ipnosi “terapeutica” di affrontare gli incontri con le giuste aspettative.

1. Definizione: l’ipnosi è uno stato particolare della coscienza che può manifestarsi anche naturalmente nel corso della vita, ed è caratterizzato da benessere, distensione muscolare e livelli ottimali di stress, tali da agevolare l’accesso a sentimenti e stati emotivi, utili alla movimentazione di risorse psicofisiche. Un po’ troppo tecnico? Proviamo con degli esempi. Vi siete mai trovati con gli occhi fissi su qualcosa, imbambolati a pensare? Vi siete mai concentrati nella visione di un film o nell’ascolto di una canzone, al punto da non sentire o quasi, quello che vi stava dicendo chi vi stava vicino? Sì? Quello stato di coscienza potrebbe essere considerato uno stato ipnotico!
2. Utilità: nello sport, ma anche al di fuori dell’ambito sportivo. L’induzione ipnotica può essere utilizzata per:

  • operare sui parametri di tipo fisico (come ad esempio la frequenza del battito cardiaco, la portata respiratoria, il rilassamento muscolare e la pressione sanguigna);
  • gestire i pensieri, emozioni e stati mentali che possono influenzare la prestazione sportiva (come ansia, paura dell’insuccesso, paura di vincere, in breve, tensione emotiva di varia origine e tipologia);
  • raggiungere più facilmente lo stato di flow durante il quale la nostra mente funziona in maniera “ottimale”. In effetti potremmo considerare il flow come una forma particolare di ipnosi, che si attiva naturalmente durante lo svolgimento delle attività che ci piace fare. Come i bambini quando giocano e sono letteralmente “ipnotizzati”, assorti nel loro mondo;
  • ottimizzare le strategie di visualizzazione per la gestione dello sforzo e della resistenza al dolore;

3. Tecniche per il raggiungimento dello stato ipnotico: l’ipnosi si raggiunge solitamente attraverso una graduale agevolazione dello stato di rilassamento, con strategie simili a quelle per gli esercizi di respirazione e al Training Autogeno. Le sessioni/sedute hanno una durata variabile, di solito tra i 45 e i 60 minuti.

Ed ora sfatiamo un po’ di falsi miti.
Chi può praticare l’ipnosi? Mi verrebbe da dire “chiunque” e “nessuno”. Come stato di coscienza che può attivarsi anche spontaneamente direi che ognuno può anche ipnotizzare se stesso. In realtà la forte diatriba sul “dove, come, quando e chi” relativa all’ipnosi, riguarda:

  1. il contesto di utilizzo e gli obiettivi per cui se ne fa uso: secondo l’APA (America Psychological Association) l’ipnosi non è per forza psicoterapia, è come viene utilizzata che la rende “terapeutica”. Quindi per prima cosa chiediamoci: ci stiamo muovendo in un contesto psicoterapeutico o stiamo ancora parlando di sport? In terapia si parla di Ipnosi Regressiva quando lo stato di ipnosi viene utilizzato per ridurre le barriere inconsce ed agire su meccanismi e ricordi patologici. Ovviamente questo non è il caso dell’ipnosi nello sport, in cui l’obiettivo può essere al massimo quello di aumentare lo stato ricettivo dell’atleta rispetto allo sviluppo di tecniche specifiche.
  2. il livello di training e la “profondità” a cui arriva la cosiddetta trance ipnotica: si può perdere completamente la coscienza e fare cose contro la nostra volontà? No! Ma anche fosse (si può parlare di impossibile?), richiederebbe estrema fiducia nel professionista, un altissimo grado di suggestionabilità dell’individuo, un setting strutturato ed esclusivamente terapeutico e settimane se non mesi di training. Rilassati, non è il tuo caso.
  3. i messaggi di induzione o suggestionanti che vengono dati durante lo stato ipnotico: un conto è lavorare per migliorare la struttura del nostro Io, con parole tipo “sono calmo”, “concentrazione”, “ce la faccio”, un conto è andare alla ricerca di ricordi e/o pensieri disturbanti che potrebbero (secondo chi?) influenzare la vita attuale del soggetto.

Prestate attenzione! Non dimenticate mai i vostri obiettivi e assicuratevi della professionalità e dell’esperienza di chi vi propone formule magiche. L’ipnosi è utile solo se svolta da professionisti competenti che analizzano insieme a voi aspettative e modalità.

Oppure potete sempre chiedere a Woody Allen cosa pensi dell’ipnosi!

 

 

 


 

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