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Psicologia dello Sport: Disturbi del Comportamento Alimentare

Disturbi del Comportamento AlimentareI disturbi del comportamento alimentare (DCA) nello Sport sono molto più frequenti di quanto si possa immaginare. Le statistiche, nella maggior parte dei casi sottostimanti, indicano che questi disturbi purtroppo sono molto più frequenti negli atleti rispetto ai non atleti e che comprendono sia il mondo femminile, sia quello maschile.

Solitamente i disturbi del comportamento alimentare si manifestano dopo eventi ad alto impatto emotivo (stressanti) che possono accadere nella sfera sportiva o nella sfera privata. Tra le patologie più comuni troviamo:

– l’anoressia, caratterizzata dal rifiuto del cibo spesso legato a sensazioni di colpa;
– la bulimia, i cui sintomi più evidenti sono le abbuffate compulsive (spesso associate a eliminazione tramite uso di lassativi e vomito indotto) e le oscillazioni di peso anche piuttosto evidenti;
– il disturbo da alimentazione incontrollata (BED – Binging Eating Disorder), si differenzia dalla bulimia perché non viene eliminata l’abbuffata e questo causa spesso sovrappeso. Nello Sport questo disturbo dell’alimentazione assume una connotazione particolare poiché l’attività sportiva, facendo smaltire le calorie, contiene l’aumento ponderale. In molti casi vengono riconosciuti per l’insonnia associata a pasti notturni;
– la dismorfofobia, legata all’ansia/angoscia relativa all’immagine intera corporea o una sua parte specifica,
– l’ortoressia, identificato recentemente, che riguarda l’attenzione quasi ossessiva all’alimentazione sana.

Come faccio a riconoscere un disturbo alimentare?

Un buon punto di partenza è conoscere i fattori di rischio che contribuiscono al manifestarsi e alla cronicizzazione della malattia. I disturbi del comportamento alimentare spesso sfuggono all’occhio non esperto (in senso specialistico), salvo presentarsi con evidenti sintomatologie legate al peso o alla forma del corpo.

Infatti, i DCA sono disturbi molto subdoli, soprattutto nello Sport, spesso vengono confusi con atteggiamenti di coerenza con la tipologia di attività sportiva. Un buon consiglio potrebbe essere quello di prestare più attenzione a quegli sport in cui peso e immagine corporea assumono maggior importanza.

Quindi, quali sportivi sono più a rischio di sviluppare un disturbo dell’alimentazione?

E’ presto detto (in effetti anche abbastanza intuibile, ma in questi casi la chiarezza non è mai troppa) e quindi di seguito vi propongo la lista di tipologie di Sport maggiormente esposte, presentata dalla Società Italiana Sport e Benessere durante il Congresso Nazionale del 10 giugno 2012:

  • Sport che prevedono attività di endurance (come ad esempio maratone, triathlon, sci di fondo)
  • Sport cosiddetti estetici (pattinaggio artistico, danza, nuoto sincronizzato, ginnastica artistica)
  • Sport che prevedono una categoria relativa al peso (come il pugilato e le arti marziali, in questo caso è stata individuato come disturbo del comportamento alimentare più frequente la bulimia, più soggetta alle oscillazioni, ma tra tutte quella meno riconoscibile)
  • Sport che necessitano di strutture minute e peso corporeo basso (come ad esempio nel ciclismo e nell’equitazione)
  • Sport che mettono in evidenza la massa muscolare (tra i disturbi del comportamento alimentare ricordo la dismorfofobia nel body building)
  • Sport che prevedono un abbigliamento che mette in evidenza la forma fisica (nuoto, pallavolo)

Questo purtroppo non esonera completamente dal rischio le altre tipologie di sportivi, anche perché il disturbo del comportamento alimentare è un disturbo che si lega all’attività sportiva, ma che in realtà nasce da elementi di personalità, spesso legati alla gestione del controllo e alla sfera narcisistica.

Mantenere un buono stato di allerta nei suddetti Sport è il primo passo per individuare, ma soprattutto prevenire i disturbi del comportamento alimentare. Gli strumenti di valutazione a disposizione però sono anche altri e vanno dalla raccolta anamnestica alla compilazione di un diario alimentare, dal controllo del peso ai test diagnostici specifici che però solo uno psicologo può somministrare e interpretare.

Ciò che mi sento di suggerire?
Prestare molta attenzione! Noi in primis siamo lo strumento del nostro lavoro. Non tutti sono esperti di patologie, ma conoscere i fattori di rischio e riconoscere nell’osservazione dell’atleta le condotte “patologiche” tipiche dei disturbi del comportamento alimentare è molto importante, anche e soprattutto in fase iniziale, quando la tempestività della valutazione è direttamente proporzionale all’efficacia di qualsiasi terapia.

 


 

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