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Sport Coaching: la gestione dello stress

Che cos’è lo stress? Come e quanto influisce nelle prestazioni di un atleta e nello svolgimento di una gara?

Il termine “stress” deriva dall’ingegneria meccanica e significa letteralmente: “logorio, sfregamento di materiali”.

La maggior parte degli studi e approfondimenti riferibili a questo stato derivano dalle teorie di Hans Selye, il quale – a partire dagli anni venti del XX secolo – si dedicò all’analisi del fenomeno. Nel 1956, lo definisce “…una risposta aspecifica di attivazione esibita dall’organismo quando deve affrontare un’esigenza”. Afferma che lo stress è una normale reazione fisiologica adattativa, che assume un significato negativo e spiacevole solo se prodotta in modo eccessivo, per periodi troppo lunghi e – soprattutto – se non si hanno feedback efficaci.

Ecco quindi che nascono alcune differenze:

  1. EUSTRESS – positivo: adeguata attivazione
  2. DISTRESS – negativo: eccessiva attivazione.

Da un punto di vista sportivo, risulta ancora più interessante e centrata una serie di studi condotti da Janke a metà degli anni 70: egli individua 5 categorie di “stressor” (le fonti di stress):

  1. Stressor esterni: legati all’ambiente (es. sport acquatici; sport in ambienti estremi); alla deprivazione sensoriale (es. cuffie nel tiro a volo); al rischio di infortuni;
  2. Stressor dovuti alla deprivazione dei bisogni primari (es. fuso orario che può disturbare il sonno; condizioni climatiche non ottimali e non di confidenza);
  3. Stressor da prestazione: eccessiva pressione fisica e psichica; eccessiva monotonia e ripetitività degli allenamenti; gli insuccessi in genere;
  4. Stressor sociali: i conflitti (es. con allenatori, compagni, genitori, altre figure di riferimento o con la scuola); l’isolamento sociale (es. continui viaggi, i molti impegni che possono portare a trascurare gli affetti);
  5. Altri stressor: processi decisionali difficili; incertezze sul proprio futuro agonistico; ecc.

Ma come può un atleta gestire lo stress e i fattori ad esso imputabili?

Si possono perseguire 2 strade:

  • Applicare le “Teorie dell’apprendimento”.

Queste affermano che le strategie più idonee per contrastare lo stress siano risposte di “evitamento appreso” per ridurre l’ansia.

I comportamenti di evitamento si dimostrano validi fintanto che siano capaci di alleviare il senso di ansia, secondo il concetto di “impotenza appresa”.

Lo svantaggio è che – agendo il tal modo – non si è in grado di affrontare tutti gli stressor.

  • Utilizzare il metodo di “Approccio cognitivo”.

Secondo l’approccio cognitivo, le risposte per contrastare i fattori stressanti sono:

  • Focus sull’emozione: permette di controllare e gestire l’ansia, inducendo stati di coscienza ed emotivi di natura positiva (si pensi alle tecniche di rilassamento);
  • Focus sul problema: affrontano direttamente lo stressor per modificare la stessa situazione stressogena (tentativi di modificare la situazione, il contesto, ecc).

Risulta evidente dal grafico seguente che la “gestione” è assolutamente personale:

La gestione dello stress

E tu, sei più forte del tuo stress?

 

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